L'ATTEGGIAMENTO

L’atteggiamento è tutto. Tutto dipende da come uno si atteggia. Credo che lo sappiamo tutti. Ma non tutti lavorano sul loro atteggiamento! In questi giorni leggevo di alcuni turisti che, arrivati presso un rifugio, si sono messi a prendere il sole occupando lo spazio dell’elisoccorso e l’elicottero che è arrivato ha perso del tempo speciale, in quanto arrivando, minimamente si sono spostati. Che cos’è l’atteggiamento? È il risultato della nostra persona alla vita che ci capita sempre davanti in ogni momento. È la sintesi del lavoro che continuamente noi facciamo o non facciamo su di noi. È il congiungimento esatto delle parallele interiori che intersecano pensieri ed emozioni, sentimenti ed idee, sfociando, appunto, sull’atteggiamento esteriore. Questo atteggiarsi – fatto di parole e di azioni silenziose – dice esplicitamente chi noi siamo. Per questo noi facciamo preferenze: preferiamo degli atteggiamenti ad altri, favoriamo dei lavori sulle personalità che gli uomini e le donne fanno, rispetto ad altri. Quanto lavoro di cesello hanno fatto certe persone su di sé studiando e facendosi delle idee seduti per anni ad accogliere dei pensieri grandi che hanno incontrato in letture e riflessioni! Quanto lavoro particolare su rabbie e risentimenti che portavano ad essere istintivi con atteggiamenti aggressivi e invece sono diventate tutt’altre persone grazie ad un lavoro personale su di sé. Noi non sappiamo tutto il loro itinerario: ma ne vediamo, di volta in volta, di anno in anno, la loro scelta o la loro non scelta su chi essere per davvero! Ci sono persone che scelgono di non dire mai niente di loro! Altre che parlano sempre di loro! E ci sono persone che hanno lavorato su di questo perché hanno capito l’importanza di parlare di sé, pur non parlando sempre di sé! Potrei incalzare con gli esempi. Ma mi sembra che l’atteggiamento sia il vero ABITO CHE NOI INDOSSIAMO. È il primo colore che appare agli occhi degli altri. Non tanto l’istintività o la remissività! No! Non tanto la parola sempre pronta o l’incapacità di dirne una! No! Quanto l’insieme del pensiero e delle emozioni. Una persona può essere istintiva nel dire le cose che pensa, ma, standole accanto ne si coglie tutta la bontà d’animo e la sua delicatezza. Un’altra potrebbe essere capace di silenzio, ma, standone accanto si coglie tutto il risentimento che porta dentro. Un'altra può apparire buona, ma, standoci vicino si coglie la sua frustrazione. L’atteggiamento ha a che fare con IL CUORE, ma non quello che intendiamo noi, sede degli affetti e dell’amore, ma quello del Vangelo e della Bibbia: LUOGO DELLE DECISIONI. Decidere chi essere: questo ha sempre fatto Gesù su di lui. Ha deciso chi essere e il suo atteggiamento l’ha reso proprio lui.

Gesù, oggi, nel vangelo, parla con il Padre.

Questo è il suo atteggiamento: lo troviamo Gesù sempre, perché ha un rapporto di confidenza con il Padre. È un rapporto intimo che lo fa essere lui fuori. Sembra forte: la sua forza viene dal Padre. Sembra chiaro: la sua chiarezza è questa confidenza. Sembra autorevole: la sua autorità viene dal Padre. Non è sua: ma lo rende lui! Non è suo il miracolo, ma lo rende lui capace di miracolo perché è in confidenza con Dio!

 

MITEZZA E UMILTA'

Posso fermarmi qui. Perché a questo punto è stato detto tutto. È stata detta la prima lettura che parla di un re umile. Il vangelo che parla del cuore umile di Gesù. L’umile ha un atteggiamento chiaro: quello di Gesù. Non rivendica nulla a sé. Vuole portare al Padre. L’umile è disposto a tutto per questo rapporto, non per sé. In effetti l’umile non è centrato su di sé. Porta più in là di sé. Un atteggiamento umile attrae, ma anche lo irridiamo. Perché sembra sempre perdente con la sua mitezza. Si dice che il cristiano deve essere umile: certo! Non vuol dire che perde sempre: vuol dire in relazione con Gesù. Lui può perdere, Gesù no! Non deve combattere con gli altri per non perdere la relazione. Ma con il male deve essere forte! Il centro di oggi è proprio l’atteggiamento. CON CHI SEI IN RELAZIONE DENTRO DI TE? Potresti essere in relazione sempre con le tue idee. Potresti anche fare fastidio lo sai? Potresti essere in relazione con i risentimenti. Potresti diventare un kamikaze, lo sai? Potresti essere in relazione con il male. Auguri! Ma se sei in relazione con Gesù, come lui è in relazione con il Padre, allora avrai un atteggiamento UMILE. L’umile non ha mai finito di imparare. L’umile ascolta sempre perché sempre apprende. L’umile prima di aprire la bocca aspetta un attimo. L’umile si sorprende, non dà nulla per scontato. Si sa meravigliare. Ma è questa relazione dalla quale dipende che lo rende tale. “Io non sono umile” significa “Io non sono in relazione con Dio”, perché i più grandi eccentrici della storia – vedi Francesco di Bernardone – sono diventati i più umili messi in relazione con Cristo.

Ora ci è dato di accogliere la preghiera intima e particolare tra Gesù e il Padre.

“Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché queste cose le hai nascoste ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”.

I sapienti e i dotti non hanno voglia di muoversi e di apprendere nulla. Il loro sapere è determinante. Non si stupiscono perché già sanno. Atteggiamento repellente! Loro ti insegnano a vivere. Loro ti insegnano quello che non sai. Loro ti dimostrano. Loro parlano. Non c’è spazio per la meraviglia!

Ma i piccoli? I piccoli imparano, e sentono la voce di Dio.

Ecco, se sei piccolo, se sei umile, allora possiamo andare da Gesù.

Metterci in relazione con lui.

Aspettare da lui il ristoro.

Lui ha un cuore dolce e mite.

Non c’è peso: perché si porta in due. Come un giogo.

Ma il sapiente, già sa che il giogo è pesante!

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