DOMENICA DELLE PALME -A- M t 26,14-27,66
Entrare su un asinello
Se qualcuno ha letto di seguito il Vangelo di Giovanni dall’inizio alla fine avverte una congiura. Tutto trama contro Gesù. Sin dall’inizio dei capitoli si avverte che stanno cospirando contro di lui. Poi d’un tratto Gesù decide di essere cauto di non farsi vedere perché altrimenti rischia. Il vangelo di domenica scorsa, la risurrezione di Lazzaro, dice proprio come l’amicizia lo mette troppo in vista e per quell’atto su quel corpo, per quell’intervento sull’amico morto che ha portato tanti giudei a seguirlo, i capi dei sacerdoti e i farisei decidono di ucciderlo. La cosa è risaputa tanto che la gente s’interroga se è lui quello che vogliono uccidere. Questo è il clima che si respira a Gerusalemme.
Iniziamo la Settimana che noi cristiani denominiamo SANTA. Ma è una settimana che è ricca di questa tensione. Vogliono metterlo a morte. Vogliono farlo fuori. E lui potrebbe scappare. Che fa Gesù? Oggi fa un atto forte: entra nella santa Città sopra un puledro. Gli hanno preparato qualche cosa. Un po’ di fronde tagliate mentre arriva. Significa che si mettono dentro al flusso che si sta creando. Quale flusso? Quello della persona importante: ha risuscitato Lazzaro. Questo è un profeta. Ma poi gridano, e i discepoli fanno l’unica cosa che Gesù ha chiesto loro. Prendono un asinello e glielo portano.
Osanna al Figlio di Davide
Ecco: siccome c’era tensione in quei giorni per Lui, questo segno proprio non ci voleva. Entrare come un re su una cavalcatura. Certo: è un re un po’ buffo su quell’asinello! I re non entrano con il puledro. Questa è una scena quasi di irrisione. O di manifestazione. C’è aria di festa. Ma questa festa è camuffata da quella tensione che si respira per le strade di Gerusalemme. Facciamo anche festa, ma c’è tensione. Cosa succederà? Succederà che questa tensione maggiorerà proprio con questa festa. Ci sono delle feste che provocano maggior lacerazione. Infatti gridano “OSANNA AL FIGLIO DI DAVIDE”. Non è una lode. Non è un’acclamazione di gioia. "Osanna" significa proprio: salvaci. Salvaci tu che ti presenti su questo asinello. Salvaci tu che entri a Gerusalemme. Come hai salvato il tuo amico Lazzaro. Salvaci! Ma questa salvezza sta proprio in questo INGRESSO. Senza questo ingresso non ci può essere salvezza. C’è tensione e a me viene da scappare. MA LUI ENTRA IN QUEST’ORA DELLA SUA VITA. Entra e morirà. Come salva Dio il mondo? Noi abbiamo sempre l’immagine dell’eroe che porta salvezza senza tanto immischiarsi. Ma l’eroe non cavalca il cavallo irruente con la sua forza. Cavalca un puledro. Chi è costui? È uno che entra nelle tensioni e si lascia uccidere. È uno che entra dentro alle malattie e si lascia morire. È uno che entra dentro alla nostra tristezza e piange il nostro pianto. Entrare in questa settimana santa significa non tralasciare le tensioni, ma entrare. Entrarle. La salvezza è un ingresso. Ogni Messa che celebriamo porta con sè un ingresso. Noi abbiamo i riti d’ingresso. Perché in ogni momento della vita e quindi anche dell’Eucaristia celebriamo la salvezza che passa per l’entrare e non per lo scappare o il fuggire. ENTRARE, VOCE DEL VERBO AMARE. COSTI QUEL CHE COSTI. COSTI UN “CROCIFIGGILO”!
Buona settimana santa.













