XI DOMENICA PER ANNUM               Mt 9,36-10,8   

Nomi normali

Vorrei partire dai nomi. Il termine “Dodici” lo abbiamo sentito tre volte nel vangelo di oggi. Questi nomi normali fanno parte dei “Dodici”: così li chiama Gesù! Un ebreo sa che dodici sono le tribù d’Israele. E la prima lettura di oggi parla di questo Israele uscito dall’Egitto che è stato scelto, come sollevato su ali d’aquile. È stato reso popolo di Dio. Sacerdoti. Nazione santa. Questo “Dodici”, Gesù lo riprende. Perché il popolo di Dio non si senta migliore contro gli altri, non si senta eletto a sfavore dei non eletti, non si senta più bravo rispetto a quelli meno bravi, ma si senta invece MANDATO. Questi sono i “Dodici” pensati e scelti da Gesù, questi sono quelli che hanno incontrato Gesù. GESÚ LI MANDA, LI INVIA. Ma sono assai normali come e te. Sono Pietro impulsivo, Andrea e Filippo che non sono nomi ebraici; del ghetto, chiusi, ma ellenisti, aperti; Giacomo e Giovanni che sbraitavano come il tuono, Matteo che scrive ma è un pubblicano, cioè lavorava per l’invasore Romano a scapito dei propri fratelli, Simone il Cananeo che significa geloso antiromano e vive con chi lavora per i romani (Matteo), per non parlare di Giuda Iscariota che tradisce il Maestro. Quindi i “Dodici” sono persone troppo normali. Facciamo un salto. Perché le dodici tribù d’Israele non sono tribù sacerdotali. Ce n’è una sola, quella di Levi: i leviti erano i sacerdoti. Ma le altre undici? “Dodici” per dire che tutti quelli che hanno incontrato DIO SONO INVIATI. Lo diciamo in un altro modo con le parole di Gesù. “La messe è molta. Gli operai sono pochi. Pregate il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe”. Questa frase l’abbiamo sempre abbinata ai sacerdoti. E spesso la utilizziamo come preghiera perché non manchino sacerdoti. Dopo averla fatta per tanto tempo, mi pare che i sacerdoti scarseggino! Ma non credo sia corretto decifrarla soltanto così! Solo perché qui si parla di tutti maschi, non vedo bene il discorso esclusivamente sui preti! Almeno, non mi sembra l’unica intenzione di Gesù! Il tempo della Chiesa imperiale è concluso per fortuna! Non abbiamo più i grandi numeri e i preti non sono ben visti oggi! “Dodici” sono quelli che hanno a che fare con Gesù. “Dodici” sono tutti quelli che si sentono appartenenti a Lui. Conoscenti Lui. Amici suoi. “Vi ho sollevato su ali d’aquile per farvi nazione santa, stirpe sacerdotale” abbiamo sentito nella prima lettura di oggi. Sacerdoti non significa preti! Sacerdoti significa capaci di mettere in collegamento con Gesù. Tu conosci una persona importante. Mi metti in collegamento con lei. Tu sei sacerdote. Questo è il regalo del battesimo. Conoscere Gesù. Amare Gesù. Parlare di Gesù. Portare a Gesù. Allora sei sacerdote, nazione santa. GESÚ TI HA SCELTO PER RENDERTI DODICI. E non dire di essere all’altezza! Cosa dovrebbe dire Pietro che lo ha rinnegato? Giuda che lo ha tradito? Cosa dovrebbero dire gli altri che sono scappati nel momento della croce? La messe è il mondo e il tempo che stai vivendo. Non dobbiamo più guardare ai numeri. Dobbiamo chiederci cosa sto facendo io per questa messe. Non dobbiamo più preoccuparci se ci sono catechisti: devo chiedermi cosa sto facendo io per la messe della mia famiglia. SIAMO INVIATI. Se non andiamo, la fede muore, Gesù non è conosciuto. Non è una delega al prete e ai catechisti, agli animatori e alle associazioni: tutto questo è struttura che fa morire la fede, e in parte lo ha già fatto. È invece MISSIONE NELLA MESSE. Con dei Dodici scalcagnati. Ma che credono alle parole di Gesù. Forse abbiamo puntato troppo sui preti, ora la storia ci sta dicendo che dobbiamo essere MISSIONARI NOI, QUI NELLA NOSTRA MESSE. Forse i preti sono mal visti perché è ora che i cristiani dicano, annuncino, credano.

 

Propri figli: le viscere

Due cose ancora vorrei sottolineare di questo vangelo potente. Visto che è un vangelo molto maschile, vorrei sottolineare la dimensione femminile di questa pagina. Di Gesù. Gesù vede le folle e le vede sfinite. Come quando si guarda l’umanità oggi. I tg. Ma non solo. Le famiglie. La società. Di fronte a queste folle sente compassione. Un verbo uterino. Per questo femminile. Dice le viscere. E rimanda alla commozione. Il modo di dire “le mie viscere” nel mondo greco-romano, e quindi in quello che sta scrivendo Matteo, faceva riferimento ai figli. Ma è un modo di dire anche odierno per noi, che veniamo dal mondo romano. “Il frutto delle mie viscere” sono proprio i figli. Gesù guarda quella gente che non fa parte dei Dodici e li sente figli. Tradotto in modo becero: non sono cristiani, ma sono figli miei. Non sono persone che la pensano come me, ma sono figli miei. Non credono in me, ma sono figli miei. Gesù si commuove. Per chi non è “Dodici”. Per chi non è Chiesa, per chi non è dentro, per chi non è nel giusto, per chi non è bravo. Gesù si commuove e MANDA I DODICI. Manda quelli che non sono eletti perché BRAVI ma perché vicini alle sue viscere, li manda ad amare. E consegna loro UN POTERE.

Dare tempo

Guardiamo a che potere consegna ai suoi DODICI, A NOI suo popolo? Di predicare che il Regno di Dio è vicino. Di guarire gli ammalati. Di risuscitare i morti. Di purificare i lebbrosi. Di scacciare i demoni. In una parola? FERMATI A DARE TEMPO! Ma con bellezza, leggerezza e bontà! Non annientare mai le persone: le uccideresti. Le devi far risorgere invece! Devi parlare a loro di Gesù che risorge e che vuole bene. Devi allontanare il male da te e dagli altri. Non causare il male! Allevia le malattie che hai vicino a te. È questione di TEMPO. USA BENE IL TEMPO CHE È NON IN TUO POTERE MA È IL TUO POTERE. Questo è il potere che ci viene dato! USARE IL TEMPO COME I DODICI CHE SI FERMANO, PARLANO BENE, ANNUNCIANO DI GESÚ A CHI È STANCO, NON ANNIENTANO, ALLONATNANO IL MALE. Questo è in tuo potere: perché il tempo te lo consegna Gesù. Finché ce l’hai e te lo dona Lui, tu GRATUITAMENTE DONALO. Non appropriartene. Come ha fatto Gesù che era bellezza, leggerezza e bontà per tutti coloro che lo hanno incontrato e… non erano cristiani!

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