INTERVENTO DELLA MADRE GENERALE ALLA SANTA MESSA DEL 14 LUGLIO

di Suor Maria Fardin

 

Mi introduco in questo breve saluto con alcune righe prese dal salmo responsoriale che abbiamo ascoltato e pregato, il salmo 84,

Certo, il Signore donerà il suo bene

e la nostra terra darà il suo frutto;

… i suoi passi tracceranno il cammino.

Queste parole sembrano aiutarmi a fare ordine nell’insieme dei sentimenti che provo in questo momento e che sono piuttosto contrastanti, oscillano tra disponibilità a stare con ciò che la storia chiede alla nostra Famiglia religiosa e la tristezza per lasciare un luogo amato e vissuto. Un luogo che, tuttavia, non potremo lasciare perché, anche se fisicamente ce ne andremo, con noi portiamo il patrimonio di fede, di speranza, di umanissima carità e di intensa spiritualità che questo luogo ci consegna.

Certo, il Signore donerà il suo bene!

Quanto bene nei 75 anni di presenza in questa casa! Bene che il Signore ci ha donato, bene che abbiamo contribuito a costruire attraverso le forme più diverse di presenza e di servizio, bene che il Signore continuerà a elargire su questa casa e su tutti noi perché il fedele è Lui!

Lo riconosciamo questo bene proprio nel bene che quanti passano di qui ricevono. E allora non può che nascere la riconoscenza, la gratitudine espressa ampiamente in questa eucaristia che in se stessa è rendimento di grazie e gratitudine che noi, suore elisabettine vogliamo esprime a questa casa, a chi oggi la dirige e all’intera diocesi qui rappresentata da sua Eccellenza, mons. Claudio, suo Vescovo e a quanti da qui sono passati.

Lo stile dell’essere accanto, tratto fondante la dimensione apostolica di una elisabettina, forma semplice di vicinanza che fa sentire l’altro a proprio agio, ha caratterizzato il nostro essere e stare qui a Villa Immacolata. Nel tempo le forme sono cambiate, ma l’essere accanto, il prenderci cura delle persone e dell’ambiente, anche in ambiti molto semplici, è stato il filo rosso che ha caratterizzato la nostra presenza. Essere accanto e prenderci cura sono anche le modalità con le quali abbiamo potuto rendere presente e vivo il nostro carisma.

Ecco il bene primo che il Signore ci ha donato: un luogo, una casa dove poter vivere un amore operativo

“…operativo amore è quello che chiedo, ma questo solo per Iddio non per li beni suoi”. E 815

Altro bene lo abbiamo ricevuto in stima, benevolenza, rispetto, attenzione e cura. Ci siamo sentite accolte e volute bene, apprezzate e custodite.

Forse non sempre siamo state all’altezza della grande missione che il Padre e la Chiesa ci hanno affidato; la fragilità appartiene anche a noi!

E ci dispiace se, nel corso degli anni qualcosa del nostro modo di essere può aver ferito… Vuol dire che ci sentiremo maggiormente impegnate nel ricordo al Signore.

La nostra terra darà il suo frutto.

Forse, in questo momento potremmo essere più inclini a vedere i frutti nella terra che finora abbiamo calpestato e che in qualche misura sentiamo nostra che credere che la terrà darà anche domani il suo frutto. È un atto di fede che vogliamo fare anche in forza di quanto finora abbiamo potuto vedere…

Siamo certe che nulla andrà perduto di questi 75 anni e che esso fruttificherà al suo tempo, al tempo di Dio.

Fruttificherà per questa Casa e per l’intera Diocesi, per quanti qui continueranno ad abitare e per quanti la raggiungeranno in cerca di “ristoro”, per la nostra famiglia elisabettina che vive il tempo della diminuzione.

Coltiviamo la speranza! Penso a ciò che l’evangelista Matteo scrive riguardo al Regno di Dio:

“Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa”.

Coltiviamo la speranza e sperare non è sinonimo di sapere…

 

I suoi passi tracceranno il cammino.

Anche di questo siamo certe e, ancora una volta, ci mettiamo alla tua sequela o Signore, cercando tuoi passi su quel cammino che traccerai per ciascuno di noi, che traccerai specialmente per suor Agnese, per suor Milva, per suor Piacelestina e per suor Aloisia che vivono l’obbedienza, cioè quel misterioso intreccio tra fede e consapevolezza che porta la suora elisabettina a fidarsi di Dio, ad affidarsi a Lui e alle sue mediazioni.

Le voglio ringraziare per aver accolto con dignità e disponibilità questa non facile decisione, per aver accettato la fatica e il disagio che questo comporta per aver reso vero quanto diciamo con la formula di professione:

Mi affido a questo Istituto per vivere la mia totale consacrazione a Dio e per testimoniare a tutti la sua misericordia, a servizio della Chiesa, per la venuta del Regno. C 87

Anche il Vangelo di Marco oggi ci parla di cammino, un cammino nel quale è Gesù a inviare e a indicare come condizioni la leggerezza e l’essenzialità, quelle che rendono possibile il cammino stesso.

Ecco, saranno i suoi passi a tracciare il cammino.

Di fronte alle molte domande che ci portiamo dentro in un momento come questo e alla impossibilità di dare risposte esaurienti, rimaniamo in questa certezza:

saranno i suoi passi a tracciare il cammino.

 

Grazie a tutti i presenti, a quanti chi hanno manifestato vicinanza e a quanti hanno reso possibile, con il loro impegno, questa celebrazione.

Grazie al direttore e anima della Casa, don Federico, grazie a sua Eccellenza il Vescovo Claudio per la sua presenza e per le sue parole, grazie al vescovo Antonio Mattiazzo e a i sacerdoti presenti.

Ancora grazie a tutti e per tutti il francescano augurio di pace e di bene.

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