DENTRO IL RESPIRO DEI VICARI FORANEI
di p. Mauro Pizzighini
In questa estate imprevedibile nella quale scopriamo che il tempo meteorologico esprime anche i nostri stati d’animo incostanti e poco equilibrati…i vicari foranei della diocesi di Padova hanno vissuto la loro consueta tre giorni con il vescovo e con alcuni vicari episcopali… Si è parlato di verifica dopo il Sinodo per quanto riguarda gli organismi di comunione, si è intravisto una possibile iniziazione cristiana un po’ “diversa”, si è dibattuto della questione sulle collaborazioni pastorali alla luce nel passaggio verso una “transizione” che se fosse anche simile a quella “ecologica” assumerebbe i connotati di una situazione in divenire e urgente a livello di evangelizzazione.
Non è solo questione di “meteoropatia”, ma sicuramente la tre giorni dei vicari foranei a Villa Immacolata che si è stagliata dentro il verde dei nostri colli euganei ha fatto respirare un clima di continui movimenti non asimmetrici, che ha offerto una variegata mappa della diversità della nostra diocesi. Sicuramente il territorio che occupiamo offre l’immagine di una Chiesa che non intende disertare la complessità e l’eterogeneità delle presenze umane che costellano di colori diversi ogni comunità cristiana. Ma, certamente, se la diversità come sempre si dice risulta essere una “ricchezza”, l’altra faccia della medaglia è tentare di camminare con coraggio e con determinazione secondo uno stile “sinodale”.
Eh, sì la sinodalità! Una parola certamente “inflazionata” nella logica dei documenti della chiesa oggi, ma che ha nel suo DNA una caratteristica che si innesta in tutte le fasi storiche e complesse della Chiesa e che abbraccia cammini differenziati che sempre di più si affacciano alle nostre comunità parrocchiali.… Ecco perché la prima sfida è lanciata ai nuovi organismi di comunione che si sono da poco costituiti nelle nostre comunità cristiane! In definitiva si tratta di imparare a “formarsi” una mentalità di discernimento comunitario che sappia intercettare quelle nuove forme di “collaborazione pastorale” tra parrocchie vicine sul territorio. Ecco appunto la parola “collaborazione” che assume etimologicamente diversi significati, ma che contiene la preposizione “con” che, pur nella sua semplicità, apre un quadro che rappresenta la fatica dell’evangelizzazione oggi. Del resto la collaborazione anche oggi è esigita oltre che dal fatto che gli operatori pastorali si assottigliano, anche dal fatto che è sempre di più necessario lavorare insieme per unire le forze e unire la fantasia e la creatività anche a livello di annuncio del Vangelo, oltre che nella sfida profetica di lavorare preti e laici insieme (da non dare mai per dato scontato…).
Certo, nella tre giorni si è anche voluto intravedere nel prossimo anno alcune tappe per ridefinire meglio i contenuti concreti di tale collaborazione, ma se le basi sono state poste dal sinodo diocesano, forse manca un allenamento che nella quotidianità possa fare diventare automatici alcuni meccanismi che il tempo aveva usurato: ad esempio, sul versante del sapersi “ascoltare” all’interno del popolo di Dio nelle modalità che la ministerialità battesimale potrà sempre di più suggerire.
La tre giorni dei vicari è stata, infine, un “laboratorio” di ascolto e di condivisione di esperienze che hanno trovato nel vescovo un interlocutore attento e perspicace. La parola “laboratorio” implica la cosiddetta “sperimentazione”: del resto oggi più che mai nella pastorale la sperimentazione assume un ruolo determinante perché tocca le corde di un vissuto sempre più in divenire e mai definibile dentro uno schema già collaudato. E allora si è parlato di “percorsi”, di “formazione”, di “fraternità dei preti”, del nuovo ruolo del “vicariato”, del rapporto tra UP e collaborazioni parrocchiali: il tutto dentro un processo di gradualità e di un accompagnamento che sa di attenzione a tutte le realtà comunitarie presenti in diocesi , dalle parrocchie più piccole a quelle più consistenti a livello numerico e di tradizione già consolidata. Il tutto intessuto da reti relazionali sempre più autentiche che vogliono impedire l’autoreferenzialità e la navigazione solitaria.
E il futuro che ci attende? Sicuramente questo processo sinodale porterà all’acquisizione di uno “stile” sempre più comunionale da cui scaturiranno “scelte” profetiche e coraggiose. Sì, perché dentro il “respiro” del cristiano… e anche dei vicari foranei si è individuata quella necessità di volersi mettere in gioco alla luce del vangelo che impedisce ogni sorta di pessimismo e di rassegnazione verso una direzione comune che vede la diocesi di Padova imboccare nuove strade di missionarietà .
Tre giorni di intenso lavoro, tre giorni dentro la cornice della consueta ottima ospitalità di Villa Immacolata, in vista di un futuro che non può prescindere dal coinvolgimento di tutti gli uomini e le donne di buona volontà, anche quelli che non attraversano direttamente le nostre parrocchie… Del resto la dimensione missionaria che ha fatto da sfondo del Sinodo diocesano continua sollecitare una pastorale segnata non dal “si è sempre fatto così” ma da modalità più fresche e “giovanili” pronte a “inondare” di vangelo ogni pezzo di vita. Quell’ inondazione che se somiglia alle “bolle d’acqua” di questi giorni a Villa Immacolata significherà forza e passione per portare dentro ogni uomo e donna del nostro tempo la parola di speranza del Cristo risorto…
Chissà che il vento dello Spirito non ci risvegli come diocesi e ognuno di noi si senta chiamato a gustare il “vino nuovo”, trasformando l’acqua incolore della nostra vita soggetta all’abitudine verso una qualità alta che sa della presenza di un Dio che continua fare meraviglie anche oggi.












