Futuro e cielo
Una battuta sulla prima e la seconda lettura. Mi sembra che siano state scelte per la festa di oggi. Hanno il sapore del cielo e anche quello del futuro. Mi riportano con la mente alla cupola del nostro battistero qui a Padova di Giusto De Menabuoi. Il Cristo al centro, Maria che primeggia per la grandezza della sua statura e poi i profeti, gli apostoli, i santi. I Santi appunto: mi pare che futuro e cielo, in quell’immagine sia un tutt’uno. LA FESTA DI OGGI HA A CHE FARE CON IL VARCARE LA SOGLIA DEL TEMPO, DELLO SPAZIO. Avevano tentato già all’inizio del tempo costruendo la Torre di Babele e confondendosi nell’impresa, sbagliano il modo e il linguaggio: volevano farsi un nome. Nella letteratura ci sono sempre state le colle d’Ercole oltre le quali non si poteva andare. La festa di oggi mi sembra ci spinga oltre la soglia a guardare oltre le colonne d’Ercole nella visione della prima lettura, ma anche nella seconda dello stesso autore: san Giovanni. È un sognatore San Giovanni, si sente il discepolo amato da Gesù. Porta nel cuore la sua vita, il suo impeto. Come quando ti viene a mancare una persona carissima e non capisci bene se sei tu già con lei o se è lei che ti porta con sé. Per cui sogni, la sogni, la pensi. Lei ti pensa. Così fa Giovanni nelle prime due letture: ci porta nella COMPAGNIA DEGLI AMICI DI DIO. Ci presenta il mistero. Non sappiamo come sarà ancora oltre le colonne, non lo è stato rivelato, ma saremo simili all’amore di Gesù, così come egli è. Saremo Santi.
Mi servo di san Paolino da Nola. Siamo tra il IV e il V secolo. Una storia da conoscere. Ma mi soffermo su un particolare. Lui fu console, ebbe una famiglia, il popolo lo vuole sacerdote e quindi vescovo. Fu prigioniero anche. Un amico, dopo che divenne cristiano, gli scrisse se gli dava il suo ritratto. Lui prese la penna e gli scrisse: «Che ritratto vuoi? Di quando ero console prima di diventare cristiano? No! Troppo brutto! Di quello che sono ora da cristiano? No! Troppo sgorbio…». Interessante la risposta del suo ritratto. Come il nostro, come dice Giovanni guardando al cielo e al futuro, siamo IN FASE DI ELABORAZIONE, DI RIELABORAZIONE. Ma questa rielaborazione ha bisogno di guardare il cielo. Ci viene messa questa festa oggi per non dimenticare di guardare il futuro, ciò che saremo, amici di Dio, santi, in compagnia con i santi. Se non guardiamo a questo, non rielaboriamo e rimaniamo SGORBI! Ma lo vedremo! Lo vedremo il nostro amico Gesù: così come egli è!
Vedendo salì
Ora due spunti sul vangelo di oggi. Mi dispiace: non si può fare tutto, ma vorremmo entrare in questa cristalliera, in questa punta di diamante che è il vangelo delle beatitudini. Quante volte lo abbiamo sentito! E ogni volta è nuovo, è bello e incomprensibile! C’è qualcosa di grande e qualcosa di misterioso. Gli studiosi dicono che è un annuncio di UN NUOVO TEMPO. UN MONDO NUOVO. Quando un faraone, un imperatore, un potente voleva dire a tutti che stava arrivando un nuovo mondo con lui, lo annunciava con dei mutamenti GLOBALI. Cambia tutto! Immaginate il faraone che entra con il suo carro e dall’alto emana editti di cambiamento! Questo è un EDITTO DI CAMBIAMENTO. Il faraone non sale sul carro, ma sul monte! E il faraone non è il potente di turno, ma è Gesù! Il quale vede le folle e sale sul monte. Noi sappiamo cos’è il monte! Il Golgota. Questo faraone inaugura un nuovo regno in modo inedito. Il re vede il pianto, la tristezza, la fame e la sete e DIVENTA LUI STESSO colui che ha fame e colui che ha sete dalla croce. Colui che piange dalla croce. Colui che entra nella vita che muore nella croce. Il nuovo regno è Gesù che non sta distante, ma, come il Dio dell’Egitto VEDE IL SUO POLPOLO E SCENDE dentro alle sofferenze del suo popolo. Su quel monte DIVENTA LUI STESSO QUELLE SOFFERENZE. Il re è l’ultimo degli ultimi. C’è un editto di cambiamento: il mondo che va male non è solo dei poveri! È di Gesù. È colui che sta male e colui che fa morire il male salendo su quel monte. È colui che soffre e colui che fa concludere la sofferenza in quella morte su quel monte! È la parte lesa e il nuovo regno che inizia da dentro la lesione, da dentro la povertà, da dentro la sete e la fame. Sant’Alfonso Maria de Liguori racconta che ha ascoltato la narrazione di una donna che ebbe una visione. Aveva visto Gesù, come nel battistero di Padova, attorniato da molti santi. Ma, con suo stupore, non era riuscita a riconoscere i volti di quelli che stavano accanto a Gesù. Pensava di vedere San Francesco, Sant’Antonio, San Pietro… “Chi sono”? chiese nella visione? “Sono quelli che hanno COMPIUTO LA VOLONTÀ DI DIO”. Quelli che dentro alla loro vita hanno incontrato colui che li ha visti e colui che per i quali ha salito il monte della croce. Coloro che hanno vissuto nella prova e nella vita la volontà di Dio. Ecco i santi.
Beati i poveri in spirito
Beati: un modo per dire nell’ellenismo siete SEMI-DEI. Ma anche un modo per dire: “Ehi tu”, “Ehi bello”. Ehi tu che sei un semidio! Viene citato in Isaia colui che ha lo spirito abbattuto, senza fiato. Sono i poveri in spirito. Quando non ce la fai più perché sei senza fiato, sei un semidio. Come in croce, Gesù ha bisogno del Padre. È nei momenti di debolezza che incontriamo Gesù. Che incontriamo Dio.
San Giovanni Paolo II stava male e sentì una voce dei suoi vicini collaboratori che dicevano: “Siamo preoccupati per sua santità”. Lui rispose: “Anch’io sono preoccupato per la mia santità”. Geniale! Che nella mancanza di fiato non abbiamo a perdere la fede, la santità! Ma che in quelle situazioni possiamo vivere da semidei: come il Cristo che ha cercato il Padre.







