di Daniela Corrà

Dal 20 al 22 giugno un gruppo di una dozzina di persone accompagnate da don Federico, Suor Revocata e Maria Elisa di Villa Immacolata è stato ospite nel monastero delle Clarisse di Sant'Agata Feltria. Per la metà di noi era la prima volta, per gli altri un ritorno. Abbiamo trascorso tre giorni che sembravano ogni giorno "una domanica": queste le parole di suor Revocata. In realtà, insiem e poco a pocoe, questo gruppo è diventato una comunità perchè abbiamo condiviso: spazi-cibo-riposo-svago-conoscenza reciproca-preghiera e ascolto della Parola. Con le suore clarisse infatti, abbiamo trascorso i momenti di preghiera e le celebrazioni eucaristiche. Nei  momenti di ascolto della Parola - lo definisco un previlegio -, abbiamo partecipato a tre incontri con suor Elisabetta: una suora clarissa, un "pozzo di conoscenza" della Sacra Scrittura (ho capito che è da 42 anni che la studia!). E' difficile riassumere in poche righe (e rischierei di essere banale) le tante nozioni e i molteplici contenuti che suor Elisabetta ci ha consegnato in maniera semplice per noi! Credo di non essere smentita se dico che ognuno di noi si è portato a casa molto, pur arrivando da esperienze e cammini diversi. Ho impresso nella mente, per esempio, il tema della Speranza visto nella prospettiva dell'Antico Testamento e assai attuale per noi, dato anche l'anno  giubilare che stiamo vivendo. Mi è piaciuto cogliere che la Speranza si fa "cordata" e ci permette di camminare uno in appoggio all' altro. Suor Elisabetta ha poi presentato la Spereanza attraverso il battesimo di Gesù letto nel vangelo di Marco, come un prologo dell'opera stessa. Lo conoscevamo tutti benissimo l'evento, ma, rivisto con occhi così diversi, mi ha incoriusito così tanto da mettermi dentro la voglia per rileggerlo ancora, non solo il Battesimo ma l'intero Vangelo di Marco! Inoltre ci ha parlato delle quattro  annunciazioni a Maria, (io ne conoscevo una sola) come un cammino stesso della Vergine Maria: quella dell 'angelo Gabriele a Lei, quella che i pastori le annunciano in quella santa notte, quella di Simeone e il "si" di Maria che diventa un assenso anche davanti alla croce del suo amato figlio. 

Il tempo passato nel monastero, condividendo per esempio anche a tavola le nostre impressioni, scorre leggero; l'esperienza in questo luogo, nelle colline riminesi, molto bello dal punto di vista paesaggistico, ma  nella semplicità fraterna, passa lento. Lì ho trovato il tempo per "uscire e fermarmi": la Parola ascoltata mi ha fatto interrogare, mi ha spronato, mi ha incoraggiato, mi ha cambiata, è diventata cibo e dono ricevuto, gratuito come sempre, quando ci si mette in ascolto di lei.

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