Sol chi non lascia eredità d'affetti...
di don Nicola Schivalocchi
Certo che ad un primo impatto può sembrare una scelta macabra e fuori luogo vivere degli esercizi spirituali tenuti da dom Gianni Giacomelli, monaco di Fonte Avellana, con filo conduttore i Sepolcri di Ugo Foscolo nel periodo immediatamente successivo al Natale, quasi a rovinare il bel clima di serenità e spensieratezza.
Eppure ad essere fuori luogo è questo pensiero, perché già nei doni dei magi è prefigurata una fine, già i grandi artisti dipingevano Gesù deposto non in una mangiatoia ma in un sepolcro.
Perché la vita chiama la morte e la morte la vita e specialmente in Gesù il suo farsi carne è già opera di salvezza che sulla croce troverà il suo fulcro.
Allora ci siamo addentrati nel poema foscoliano, nella sua carica umana e inaspettatamente celeste. Senza fretta di conclusione teologica spiccia ci siamo soffermati su ricordi, affetti, corrispondenze, passioni, sospiri, domande, ascolti e contesti. Siamo anche riusciti a condividerli occhi negli occhi.
I Vangeli della passione e della risurrezione allora sono risuonati forte, con il loro olio profumato, con i teli per custodire il corpo, con i nomi pronunciati e ricreati.
In particolare per me gli esercizi non sono finiti o meglio hanno trovato una diversa conclusione, forse un po' preparata, segno di provvidenza. Un amico caro mi ha lasciato, con il desiderio di celebrare il suo funerale e allora mi troverò io su quel limitare che ci ha accompagnato in questa settimana, ad accarezzare con olio di consolazione e speranza, ancora una volta imparando facendo, vivendo e commuovendomi.
Qualcuno ama parlare di dioincidenze ed è stato bello viverle qui a Villa Immacolata!












