di don Federico Giacomin
“Partire è un po’ morire”. Ce lo diciamo spesso. Oggi è avvenuto qui a Villa Immacolata. Abbiamo salutato pubblicamente per ben due volte le nostre suore, abbiamo celebrato con loro in questi mesi, le abbiamo ringraziate diverse volte da quando abbiamo saputo della scelta di concludere l'esperienza qui a Villa Immacolata.
Ma oggi sono partite. Ho visto diverse auto di suore partire da qui in questi anni. Ma oggi sono partite definitivamente. Fa male. Perché ci si vuole bene. Fa male sapere che un’esperienza che è durata 75 anni chiude. E fa male trovarsi proprio dentro. Fa male salutarsi. Fa male piangere. Fa male. Anche se non è un funerale. Ma perché fa male? Questo me lo sono chiesto!
Mi ha aiutato la liturgia di oggi a comprendere perché fa davvero male. La liturgia è più grande delle mie riflessioni. Più grande dei miei sentimenti. Nella prima lettura di oggi – in questa festa di San Bartolomeo – abbiamo ricevuto la visione della nuova Gerusalemme che scende dal cielo. E nel vangelo della santa messa Bartolomeo/Natanaele, che era meravigliato di essere visto anticipatamente da Gesù sotto il fico, si sente dire da parte del Signore che vedrà gli angeli salire e scendere dal cielo come è avvenuto nella scala di Giacobbe. Vedrà il cielo che si congiungerà alla terra, come avvenne a Natale con il canto degli angeli ai pastori.
La liturgia in questo giorno di distacco e di saluti difficili, ci ha messo davanti il cielo, la nuova Gerusalemme, gli angeli di Dio. Il cielo! Questi sono i distacchi! A questo servono i distacchi! Per tutto ciò il buon Dio ci allena a partire. A non stare attaccati alle cose e alle situazioni, alle persone. Per questo ci si saluta, nella vita, con il pianto! Come quando qualcuno parte dopo un tratto intenso di cammino insieme. Come quando qualcuno muore.
“Partire è un po’ morire”: sì! Dio ci allena al distacco, Dio permette i distacchi perché ci prepariamo a non stare qui. La nostra patria è nei cieli: lo diciamo spesso. Ma quando si vivono i distacchi che toccano la gola e le viscere, il naso e gli occhi, allora si sente che tutto è tremendamente vero! Anche così Dio ci prepara a morire: e fa male! Perché si vuole bene! Esperienza dopo esperienza, distacco dopo distacco, male dopo male, pianto dopo pianto, il cielo si avvicina. E gli angeli di Dio li vedremo salire e scendere sul Figlio dell’Uomo. La sposa celeste che è la Gerusalemme ci verrà incontro. “Vieni e vedi”: richiede di lasciare. Richiede anche di ricominciare.












