Se io venissi qualche giorno a Villa Immacolata a darti una mano…?

volontariato-07-2009di Tatiana Bovo

Nel luglio dell'anno 2009 mi trovavo a Sant'Agata Feltria, al campo estivo del gruppo vocazionale diocesano, e non avevo nessuna voglia di tornare a casa: pensavo alla mole di studio che mi aspettava, al caldo di agosto, al clima un po' rumoroso della mia famiglia e alle domande che mi portavo dentro che di certo non avrebbero favorito la concentrazione. Così chiesi a Don Federico: "Ma se io venissi qualche giorno a Villa Immacolata a darti una mano nel servizio ai tavoli, tu mi daresti una stanzetta tranquilla e fresca per studiare?". Quella domanda, posta quasi per scherzo, incontrò la risposta favorevole di Don Federico, che invitò me e un'amica alla settimana biblica per qualche giorno di volontariato.

Ero stata molte volte a Villa Immacolata per alcuni ritiri di formazione e credevo di conoscere abbastanza bene quel posto, ma la settimana di servizio mi ha riservato molte sorprese, perché ho potuto conoscere meglio la "famiglia" che abita la casa e lo spirito che la anima. Concretamente la mia giornata era scandita nel modo seguente: la mattina era dedicata allo studio per poi scendere in cucina a pranzo con il personale, in modo di aver poi tempo di servire in tavola, lavare i piatti e preparare i coperti per il pasto successivo. Nel pomeriggio tornavo a studiare e verso sera ripetevo lo stesso servizio per la cena. Parallelamente mi era stata data la libertà di partecipare alle attività della casa e ai momenti di preghiera, senza sentirmi quindi pura "manodopera" e neppure ospite, ma un semplice componente della famiglia di Villa Immacolata.

Questa frequentazione degli spazi della casa da "dietro le quinte" mi ha permesso di conoscere più da vicino le cuoche che mi hanno accolta, aiutata e anche accompagnata nella scoperta di qualche piccolo segreto culinario. Porto con me il ricordo della loro gentilezza e disponibilità insieme a quello dell'infinita pazienza di Sante, che mi ha mostrato l'etica umana e professionale di un vero direttore di sala.

Oltre alle esperienze di studio (decisamente più intenso del solito) e di servizio, ciò che ha contribuito a farmi sentire più "ricca" però è stata la possibilità di avvicinare e incontrare, in contesti diversi da quelli delle "solite" testimonianze, persone che vivono a Villa Immacolata alla sequela di Gesù Cristo: le serate passate fuori nel parco senza tv o altre distrazioni, sono state l'occasione per respirare un'aria diversa e per dialogare con le suore elisabettine, le Collaboratrici apostoliche diocesane in formazione, Don Federico, il Vescovo Antonio, che è spesso presente in questa casa, e molte altre persone. È stata quindi una settimana di arricchimento spirituale, dove ho potuto iniziare a maturare alcune scelte importanti e dove ho potuto sperimentare singolarmente e in gruppo:

  • Quanta differenza c'è tra lo svolgere il proprio lavoro (nel mio caso lo studio) in una sola ottica di dovere, rispetto ad inserirlo invece in un orizzonte che contempli l'affidamento e l'ascolto della Parola ogni giorno
  • Quanto fondamentale sia fare questo stando insieme ad altre persone che condividono lo stesso desiderio di libertà, onestà e concretezza davanti a Dio, perché in questo modo si vive la gioia di sentirsi parte di una famiglia, la Chiesa, che va oltre i nostri singoli nuclei affettivi e parrocchiali e permette di ampliare gli orizzonti fuori e dentro noi stessi.

Durante l'anno di gruppo vocazionale, forse tutti i pensieri e le preghiere formulate non sarebbero state seguite da scelte interamente consapevoli se non avessi inserito nel mio percorso queste giornate vissute attraverso il servizio, le strette di mano, le confidenze, il pregare insieme. E a Villa Immacolata, dove appena si arriva ci si sente accolti tra le braccia di Maria, questo è successo e succede davvero, ed è per questo che in seguito sono tornata spesso per trascorrere altri momenti di servizio durante il fine settimana o, come quest'anno, per partecipare al campo di lavoro.

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