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In tutta sincerità: è un tempo veramente strano quello che stiamo vivendo. Sono i primi giorni di novembre dove corre la ricorrenza della festività di tutti i Santi e la Commemorazione dei defunti.


Ci sono momenti in cui mi scorrono davanti agli occhi alcune immagini o scene che ho vissuto. Penso allora a certe notizie dei tg che creano sì informazione ma anche ansia e confusione, a un gruppo di amiche dove ci si ritrova a condividere la vita, ai colori dell'autunno in una passeggiata toccasana nei boschi, ai volti di alcuni amici ammalati che vivono la sofferenza con un filo di speranza, all'amica incinta, a dei giovani che si fanno domande importanti, agli ospedali in collasso per un Coronavirus impazzito, ad una sorella infermiera che, una sera in lacrime, mi racconta la cattiveria che circola in un pronto soccorso dove si lavora facendo il bene con poche risorse, a delle famiglie in difficoltà..e potrei continuare. Ma la scena che più custodisco è quella di un dialogo tra un bambino ricoverato e la nonna.


Durante una videochiamata, il bambino si accorge che alle spalle della nonna, c’è un quadretto a forma di campana con scritto “Buona Pasqua" e dice alla nonna: “Nonna, ma devi cambiare quella campana perché siamo ad ottobre!”. E la nonna: “Hai ragione piccolo! Facciamo così: preferisci fare tu un disegno oppure scegliere delle immagini?” “Scegliere delle immagini". E la nonna: “Ok. Allora una volta che lo avrai scelto, faremo un quadretto; lo appenderemo quando ritornerai a casa dall'ospedale”. Al nipote, arrivano in ospedale delle illustrazioni dipinte e delle foto. Dopo averle guardate attentamente, ne sceglie una e chiede alla mamma di contattare la nonna. “Nonna, ho scelto” e pone l’immagine davanti allo schermo.

È un'illustrazione di un soffione che mosso dal vento, sparge le sue sementi nell'aria. La nonna gli chiede “Perché hai scelto questo disegno?” e lui “perché è la nuova Pasqua”.


Credo proprio che questo bimbo abbia ragione. Ha visto la Pasqua in un soffione che vuole lasciare il suo stelo per portar frutto. Mi ha ricordato che la mia vita non è nelle mie mani: basta poco perché scivoli via. Ciò che la prende preziosa è quel lasciarsi andare per portare frutto. Questo tempo di “tempesta" allora è un tempo favorevole perché il Signore mi conduca dove vuole. Come la vita mi insegna…attraverso un semplice bambino, che sa vedere ben aldilà di quello che sta vivendo.


Insegnami Signore ad essere così..