01 immagineCRISTO GESÙ È IL SIGNORE, ALLELUIA!

 

Credo sia esperienza comune alla vita spirituale di molti passare dei “momenti di kenosis”, li chiamavano i Padri. È difficile rendere questo termine in italiano, perché riassume in sé tante esperienze diverse: senso di svuotamento, di umiliazione, di sentirsi lontani da Dio, indegni, peccatori... Ora chi scrive può dire di vivere proprio ora un momento del genere. Quello però che mi interessa raccontare è un esempio di esperienza (delle molte simili) in cui, quando vuole, Dio scende nel cuore a ristorarlo, come un balsamo sublime, da quello stato che tanto giova – bisogna riconoscerlo – contro la superbia spirituale.

In generale mi sembra di poter dire che molte volte Dio parli al cuore suggerendo ai suoi orecchi invisibili delle parole della Scrittura; orecchi che poi sono quelli dell’anima, e a cui il pensiero dà ascolto solo quando è almeno un po’ più sgombero del solito dal mondo e dalle sue vanità. Spesso, ho constatato che sono Salmi. Nei momenti di lontananza da Lui, invece, Dio sembra andare più “sul pesante”: il Vangelo o San Paolo.

Ora, una delle esperienze più forti è stata quando ero in uno stato di particolare frustrazione spirituale diversi mesi fa. Tornavo a casa in monopattino elettrico da dove non so, e mi crogiolavo in quel sentimento doloroso di indegnità. D’un tratto, il mio pensiero, fino a quel momento agitato, si fissò come dal nulla (non ci stavo pensando prima, infatti) sull’incipit dell’Inno alla Kenosis, contenuto nel secondo capitolo della Lettera ai Filippesi:

 

Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù:

egli, pur essendo nella condizione di Dio,

non ritenne un privilegio

l’essere come Dio,

ma svuotò se stesso…

 

Lo pensavo con la melodia e la rivisitazione del testo con cui ero solito cantarlo nella Comunità Neocatecumenale che frequento (se voleste sentirlo lo trovate a questo link https://www.youtube.com/watch?v=0EWT76ul5M8).

 

…svuotò se stesso,

assumendo la condizione di servo…

…facendosi obbediente fino alla morte

e a una morte di croce.

 

“Di croce”! “Di croce”! Quanto mi ero ingannato a sentire Dio lontano! Quanto mi ero sbagliato a pensare che mi stesse giudicando, con lo sguardo severo di chi solo può conoscere tutte le mie mancanze… Anche allora lui era con me, sulla croce per me, mi amava! Solo in quel momento lo compresi nitidamente e mi commuoveva nel profondo in modo indescrivibile. Tanto che saltando una strofa, tra me e me, mentre sfrecciavo in una rotonda deserta nel mezzo della notte, proclamai più volte il “ritornello”:

 

«Cristo Gesù è il Signore!» alleluia!

«Cristo Gesù è il mio Signore!» alleluia!

 

Ma la mia mente presto tornò alla carica. Rivolgendomi direttamente a Gesù pensai circa questo: «Dopo questo momento di illuminazione tornerò comunque lo stesso di prima, con i miei peccati! Non cambierà niente! Io non cambierò mai!». Proprio allora sentii nitida in me un risposta: «Non è vero» come dire “guarda che è un inganno, non pensarlo, abbi fede!”. Una volta a casa, rimuginando quanto era successo, dormii sereno.

Dopo quella notte trovai la voglia di confessarmi e il mio spirito tornò in quiete: da allora ho avuto ancora degli alti e bassi, e che bassi! Ma quel ricordo, sempre nitido, riesce ogni volta a rinfocolarsi in me, come pegno di una promessa che non mi abbandona mai.